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Troppo spesso si dimentica che alla giurisdizione partecipano molti altri soggetti
istituzionali, oltre i magistrati professionali che ne sono probabilmente i
principali protagonisti.
Si pensi all’ampia fetta di giurisdizione esercitata in via esclusiva o concorrente
dalla magistratura onoraria, una vera e propria magistratura parallela.
Si pensi ancora ai giudici popolari delle corti d’assise e d’assise d’appello, che
ogni giorno affiancano i magistrati professionali nel giudizio di importanti
processi, o agli esperti nei tribunali per i minorenni e di sorveglianza presso
ciascuno dei distretti del nostro territorio.
Ma, a fianco a costoro che esercitano la giurisdizione, vi sono altri che
contribuiscono ad essa: ausiliari del giudice, consulenti, periti, curatori, forze di
polizia; categorie molto eterogenee nei compiti, nelle funzioni e nello status,
eppure senza di essi la giurisdizione rischierebbe di essere inefficace,
incompiuta, priva di quei mezzi necessario per un suo corretto esercizio.
Tra questi soggetti non mancano gli operatori delle carceri e questo è un testo
che si rivolge specificamente agli operatori sanitari per indirizzarli verso un
consapevole esercizio del loro ruolo. Certo un ruolo che si muove in un ambito
esecutivo, ma non per questo meno importante, essendo intuitivamente
comprensibile come il carcere sia un luogo in cui la tutela della salute deve
trovare un riconoscimento autentico e non formale.
La consapevolezza del ruolo passa anche attraverso una corretta conoscenza
degli strumenti giuridici che l’operatore sanitario è chiamato ad utilizzare ogni
giorno nella sua attività per apprezzarne la capacità di adattamento alle singole
situazioni, così da renderlo duttile nella sua operatività, e per evidenziarne, se del
caso, smagliature o lacune; ma il senso di una buona capacità cognitiva del
panorama giuridico e ordinamentale che sorregge la propria attività può avere
una sua profonda utilità proprio nel consentire di superare le discrasie e colmare
le lacune della normazione.
Ecco allora l’importanza di testi come questo che rispondono ad una precisa
esigenza di conoscenza complessiva della normativa di settore, ampliandone
l’orizzonte, partendo dal dato più generale delle pene e delle misure di sicurezza
per giungere alla normativa più specifica della sanità penitenziaria. Si tratta in tal
modo di coniugare un sapere giuridico generalista con una conoscenza di
dettaglio, così da dare lo sfondo necessario all’attività dell’operatore sanitario. E’
un compito non facile perché bisogna scrivere di diritto, rivolgendosi ad un
lettore non pienamente attrezzato per la sua capacità ed operatività professionale
ad agire e fors’anche a ragionare come un operatore giuridico.
La capacità di chi si rivolge a queste persone deve essere allora quella di
adoperare un linguaggio comprensibile senza essere banale, di fornire un testo
agile senza essere meramente ricognitivo del dato normativo e fruibile per
l’operatore che deve apprezzarne l’utilità, non essendo egli naturalmente portato
ad avvalersi di un ausilio strettamente giuridico.
Tutte queste caratteristiche è possibile riscontrare nel testo di Giuseppe Gliatta e
Alfredo De Risio, un giurista ed uno psicologo clinico che hanno saputo
elaborare un valido testo rivolgendosi ad operatori cui occorre fornire tutte le
cognizioni giuridiche necessarie per rendere un servizio competente ed adeguato.
Non può allora che essere rimarcata la capacità degli autori di essere riusciti in
questo loro intento, la cui apprezzabilità sta nella capacità originaria di
comprendere l’utilità dello strumento giuridico per dare consapevolezza al
proprio ruolo istituzionale in tutti i settori.
Dott. Bruno Giangiacomo
(Presidente Aggiunto sez. GIP del Tribunale di Bologna)
*Il testo pubblicato è tratto dalla prefazione del libro Elementi di Diritto e Sanità Penitenziaria.
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