L'ordinamento penitenziario alla vigilia della riforma del 1975

" Un vento di riforma su una struttura di pietra"


Tutto sembrava scosso da un vento di riforma…

…tutto… tranne la struttura centralizzata e verticistica delle istituzioni carcerarie che rimaneva al suo posto come entità dotata di un valore intrinseco e da cui partivano direttive, che sebbene non tenessero in considerazione le reali condizioni di vita e le diverse esigenze dei singoli istituti di pena, assumevano un alone di autorità che ricorda, in modo rilevante, il valore assunto dalle lettere provenienti dal "Castello" e dirette al protagonista delcelebre romanzo di Kafka.

Le proposte si avvicendarono sulla scena del tavolo politico ad un ritmo da interruttore impazzito: acceso…spento…acceso…spento…senza alcuna possibilità di soluzione e di definitiva messa in pratica dei progetti che rimasero senza attuazione.

L'iter era sempre lo stesso:

1) la notizia di un evento negativo verificatosi in un istituto penitenziario scuoteva l'opinione pubblica…;

2) la classe politica sollecitata dalla "base" metteva in moto una lunga serie di discussioni e proposte di riforma…;

3) passava del tempo…. si lasciava tutto come prima.

Per poter assistere alle prime grandi riforme si dovranno aspettare i movimenti di contestazione studentesca del 1968 e le rivendicazione delle lotte operaie del 1969 che determinarono un piccolo black-out istituzionale idoneo ad interrompere la micidiale alternanza tra spinte di riforma e stasi politica.