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La
legge di riforma dell'ordinamento penitenziario n. 254 del 1975: aspetti
generali
"È meglio prevenire
i delitti "
A conclusione di questa breve introduzione alla riforma
del 1975 si riporta un brano estrapolato da:
CESARE BECCARIA, Dei delitti
e delle pene, §XLI "Come si prevengano
i delitti".
" È meglio prevenire i delitti che punirgli. Questo è
il fine principale d'ogni buona legislazione, che è l'arte di
condurre gli uomini al massimo di felicità o al minimo d'infelicità
possibile, per parlare secondo tutt'i calcoli dei beni e dei mali della
vita. Ma i mezzi impiegati fin ora sono per lo piú falsi ed opposti
al fine proposto. Non è possibile il ridurre la turbolenta attività
degli uomini ad un ordine geometrico senza irregolarità e confusione.
Come le costanti e semplicissime leggi della natura non impediscono
che i pianeti non si turbino nei loro movimenti cosí nelle infinite
ed oppostissime attrazioni del piacere e del dolore, non possono impedirsene
dalle leggi umane i turbamenti ed il disordine. Eppur questa è
la chimera degli uomini limitati, quando abbiano il comando in mano.
Il proibire una moltitudine di azioni indifferenti non è prevenire
i delitti che ne possono nascere, ma egli è un crearne dei nuovi,
egli è un definire a piacere la virtú ed il vizio, che
ci vengono predicati eterni ed immutabili. A che saremmo ridotti, se
ci dovesse essere vietato tutto ciò che può indurci a
delitto? Bisognerebbe privare l'uomo dell'uso de' suoi sensi. Per un
motivo che spinge gli uomini a commettere un vero delitto, ve ne son
mille che gli spingono a commetter quelle azioni indifferenti, che chiamansi
delitti dalle male leggi; e se la probabilità dei delitti è
proporzionata al numero dei motivi, l'ampliare la sfera dei delitti
è un crescere la probabilità di commettergli. La maggior
parte delle leggi non sono che privilegi, cioè un tributo di
tutti al comodo di alcuni pochi. Volete prevenire i delitti? Fate che
le leggi sian chiare, semplici, e che tutta la forza della nazione sia
condensata a difenderle, e nessuna parte di essa sia impiegata a distruggerle.
Fate che le leggi favoriscano meno le classi degli uomini che gli uomini
stessi. Fate che gli uomini le temano, e temano esse sole. Il timor
delle leggi è salutare, ma fatale e fecondo di delitti è
quello di uomo a uomo. Gli uomini schiavi sono piú voluttuosi,
piú libertini, piú crudeli degli uomini liberi. Questi
meditano sulle scienze, meditano sugl'interessi della nazione, veggono
grandi oggetti, e gl'imitano; ma quegli contenti del giorno presente
cercano fra lo strepito del libertinaggio una distrazione dall'annientamento
in cui si veggono; avvezzi all'incertezza dell'esito di ogni cosa, l'esito
de' loro delitti divien problematico per essi, in vantaggio della passione
che gli determina. Se l'incertezza delle leggi cade su di una nazione
indolente per clima, ella mantiene ed aumenta la di lei indolenza e
stupidità. Se cade in una nazione voluttuosa, ma attiva, ella
ne disperde l'attività in un infinito numero di piccole cabale
ed intrighi, che spargono la diffidenza in ogni cuore e che fanno del
tradimento e della dissimulazione la base della prudenza. Se cade su
di una nazione coraggiosa e forte, l'incertezza vien tolta alla fine,
formando prima molte oscillazioni dalla libertà alla schiavitù,
e dalla schiavitù alla libertà."
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