La difficile reazione di uno Stato ferito

"La colonna infame..."

La recrudescenza della criminalità organizzata dei primi anni '90, testimoniata dalle stragi del 1992, obbligò i vertici delle Istituzioni italiane a compiere una profonda riflessione sugli strumenti di lotta utilizzati fino a quel momento contro la criminalità organizzata, in particolare di tipo mafioso.

Gli orribili delitti di quegli anni sembravano testimoniare, come una terribile "colonna infame", la carenza di capacità investigative delle forze dell'ordine, incapaci di anticipare la verificazione non solo di piccoli eventi criminosi ma anche e principalmente di sciagure di dimensioni notevoli.

Lo Stato apparve disarmato davanti ad una strategia del terrore applicata in modo violento, sistematico e chirurgico.

Si avvertì immediatamente l'esigenza di riarmare lo Stato attraverso strutture e modalità operative capaci non solo di ragire in modo forte agli attacchi ma anche e soprattutto prevenire la loro realizzazione.

L'opinione pubblica sconvolta da terribili eventi di cronaca chiedeva alle Istituzioni, gridando ad alta voce, di reagire.

Non si potevano lasciare impuniti gli autori materiali e i mandanti di quelle stragi...

Bisognava a tutti i costi onorare la memoria di chi aveva sacrificato la propria vita sull'altare del rispetto della legalità.

Bisognava abbattere a tutti i costi la colonna infame eretta a perenne memoria della vittoria della mafia sullo Stato.