La difficile reazione di uno Stato ferito

"L'obiettivo: le segrete cose di cosa nostra"

Il duro colpo inferto all'avanguardia dello Stato nella lotta contro il crimine organizzato era là a testimoniare che occorreva, a tutti i costi, riuscire a penetrare all'interno delle "segrete cose" di "cosa nostra".

Per cercare di raggiungere tale obiettivo lo Stato poteva seguire, essenzialmente, due linee operative:

1. aumentare le risorse umane e materiali di quella che può essere, per comodità espositiva, definita "investigazione classica";

2. tentare di conoscere la struttura e i piani delle predette organizzazioni attraverso i soggetti ad esse appartenenti e catturati durante le operazioni di polizia.

Per mettere a regime la prima linea operativa era necessario, però, un periodo di tempo lungo poiché occorreva reclutare e addestrare personale idoneo a svolgere attività investigative ad alto livello, in ambienti altamente ostili ed utilizzando strumenti e tecniche innovative.

Oltre al lavoro sul campo apparve necessario, inoltre, incrementare i contatti permanenti tra le diverse strutture presenti sul territorio nazionale e dare avvio, attraverso numerose iniziative diplomatiche, ad alleanze internazionali che garantissero un flusso continuo di informazioni tra la nostra polizia e quella di tutta Europa, d'America e in tempi più recenti del "vicino" e "medio" "Oriente".