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"L'emergenza, da eccezione contingente a realtà strutturale" Il frutto maturo di una serie trasversale di convergenze
politiche ha condotto, alla fine del 2002, all'approvazione della legge
del 23 dicembre 2002, n. 279. La legge in esame si inserisce nel tessuto normativo preesistente
con una forte carica innovativa, novellando in profondità il
regime carcerario dei "detenuti" c.d. "pericolosi". Il motivo di fondo dell'improvvisa accelerazione e della
conseguente rapida conclusione dell'iter parlamentare è rappresentato
dal fatto che il termine finale, previsto dalla legge sull'ordinamento
penitenziario, a cui era soggetto il potere del Ministero della Giustizia
di intervenire e modificare il regime carcerario di alcuni detenuti,
predeterminati in base al tipo di reato commesso, stava per scadere
( termine: 31.12.2002). Come mette in evidenza, con lucida sintesi, BRESCIANI: "...(omissis)...all'avvicinarsi della scadenza,
tuttavia, si è fatta strada in ambito politico una diffusa tendenza
ad andare al di là dell'immediata necessità di intervenire
sull'estensione temporale della disciplina contenuta nel comma 2 dell'articolo
41 bis e cogliere, così, l'occasione per un ripensamento in profondità
di quel regime differenziato che inizialmente si era inteso far passare
come risposta "straordinaria" alla situazione di emergenza
che era venuta determinandosi a seguito della grave recrudescenza della
criminalità di natura mafiosa verificatesi fra la fine degli
anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta" .[1] L'elemento rilevante diventa, quindi, il riconoscimento
da parte della classe politica dell'emergenza non più come semplice
motore propulsivo di improvvise riforme per decreto legge, ma come momento
strutturale di una società che decide di venire meno, per una
eccezione che diviene regola, ai principi costituzionali in tema di
pena.
___________ NOTE [1] BRESCIANI, Sulle istanze per revocare i provvedimenti l'ombra del "del silenzio-diniego" ministeriale, in Guida al Diritto (Ilsole24ore), -11.1.2003 - n. 1, 31.
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